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Se poteste cambiare una sola regola del sistema economico attuale, quale sarebbe?

Fabio Tamburini
Direttore Il Sole 24 Ore
Una domanda, tante prospettive. Queste sono le vostre voci
Se dovessi sceglierne una, sceglierei di far pagare a chi produce un danno il costo reale di quel danno: inquinamento, emissioni, consumo di risorse comuni. Oggi molti prezzi mentono. Un volo low cost, un prodotto usa e getta o un'energia fossile sembrano economici perché una parte del loro costo ricade su altri, come la salute pubblica, il clima o le generazioni future. Se quel costo entrasse nel prezzo, il mercato stesso spingerebbe verso scelte migliori, senza bisogno di vietare o di microgestire.
Vincenzi B.
Dazi sull'importazione di prodotti cinesi e regolazione e-commerce per aziende estere che vendono in EU.
Fabio V.
Prezzi amministrati per l’energia
Alberto G.
Il sistema Pensionistico e l INPS Carrozzone
Antonella N.
Se si potesse cambiare una sola regola del sistema economico globale, un intervento fondamentale e trasformativo riguarderebbe la ridefinizione del concetto di valore e di successo aziendale, superando il dogma esclusivo del profitto di breve termine (il shareholder primacy) per integrare stabilmente la responsabilità ecologica e sociale nei bilanci obbligatori. In concreto, la regola da introdurre sarebbe l'obbligo legale per tutte le grandi imprese di adottare un modello di responsabilità d'impatto integrato, in cui la distribuzione dei dividendi agli azionisti sia direttamente vincolata al rispetto di rigorosi parametri di sostenibilità ambientale (impatto climatico netto zero, rigenerazione delle risorse) e di equità sociale (salari equi e riduzione del divario retributivo interno). Perché questa regola? Oltre il PIL: L'economia attuale misura il progresso quasi esclusivamente attraverso la crescita quantitativa (PIL), spesso ignorando il degrado ambientale e le disuguaglianze sociali, trattati finora come "esternalità negative". Lungimiranza: Sposterebbe l'orizzonte temporale delle aziende dalla speculazione trimestrale alla creazione di valore rigenerativo e duraturo per le generazioni future. Correzione strutturale: Non si tratterebbe di semplice filantropia o di tassazione correttiva ex-post, ma di riscrivere il codice genetico del mercato alla radice, allineando l'interesse economico privato con il benessere collettivo.
Genoveffa M.
Estenderei l'obbligo, già previsto dall'art. 2086 del Codice civile, di dotarsi di adeguati assetti organizzativi, prevedendo che ogni impresa familiare al di sopra di una determinata soglia dimensionale adotti anche un piano formale di successione e di governance, soggetto a revisione periodica, affinché la continuità aziendale non dipenda più da un solo fondatore. Questo potrebbe aiutare molte PMI italiane a superare la fase di stallo dimensionale e a crescere fino a diventare imprese solide e gestite in modo professionale, come quelle di cui la nostra economia ha bisogno.
Angela B.
Darei la possibilità ad impiegati e pensionati di detrarre le spese sostenute per tutti gli interventi di manutenzione del proprio immobile (vedi idraulici, elettricisti, ecc) ed anche delle spese sostenute per gli acquisti di beni e servizi extra come pe esempio la ristorazione o acquisto di preziosi
Alessandro R.
Va cambiato il sistema pensionistico, con regole semplici ed estreme. In pensione tutti in base all'età, 65 anni con un minimo contributivo di 30 anni, abolizione di ogni altra formula per accedere. Taglio di tutte le pensioni attuali superiori ai 10000 € lordi mensili e anche i nuovi pensionati non possono percepire oltre questa cifra. Aumento di tutte le pensioni basse fino al raggiungimento dei 2000 € mensili lordi che deve essere la nuova pensione minima garantita a tutti. Inoltre poiché la pensione è collegata alla durata della vita, attualmente stimata intorno agli 84 anni, è abbastanza ovvio che percepire certe pensioni oltre questa età non è sostenibile. Quindi va fissata un'età massima, attualmente un valore equo potrebbe essere 90 anni, raggiunti i quali, ogni pensione viene abbassata al valore minimo già citato.
Enrico E.
Ripristinare le partecipazioni statali!
Marcello G.
Introdurre di nuovo la separazione fra banche commerciali e banche di investimento per ridurre la finanziarizzazione del sistema economico
Paolo Z.
Una sola? Risolutrice, definitiva? Nessuna provocazione: cancellerei la Democrazia. Avete mai visto un corteo No Tav, No Tap, No Nuke, etc in Cina? Avete mai letto un solo trafiletto sui giornali Cinesi che inneggiasse a Putin, Trump, Hamas, o dileggiasse Xi Jinping, la PBOC (BCE Cinese), il PCC (programmazione economica), o accusasse la provincia di Wuhan per il Covid o quella di Shanghai per la disuguaglianza o quella di Beijing per la burocrazia? Un miliardo e mezzo di Cinesi, nessun dissenso, persino essere felici è norma di legge. Efficienza e convivenza pacifica. Ora guardate a questa Europa, o se preferite a questa Italia e traete voi le vostre conclusioni.
Natale C.
Assegnare tutte le posizioni apicali solo per concorso, mai più per nomina diretta
Francesco L.
In un sistema sano sarebbe utile eliminare il meccanismo dei crediti d'imposta ed aprire alla piena deducibilità dei costi aziendali. Non si capisce perchè, pur sapendolo, non lo si voglia attuare.
Francesco M.
Eliminazione scaglioni irpef fopra i 20k annui
Enrico F.
Se potessi cambiare una sola regola, renderei l’economia sommersa molto più difficile da praticare, facendo dei pagamenti elettronici la norma e del contante un’eccezione progressivamente residuale. In cambio, chiederei al sistema bancario commissioni minime e una protezione molto più forte contro le frodi, soprattutto per i soggetti più vulnerabili. Ma il punto decisivo sarebbe un altro: vincolare per legge il maggior gettito recuperato a finalità di lungo periodo, non alla spesa corrente. Debito, previdenza dei giovani e soprattutto formazione e reskilling per la transizione AI. Sarebbe un modo concreto per trasformare l’evasione recuperata oggi in capitale per il futuro.
Federico C.
ridefinizione dell'obiettivo fondamentale dell'economia: sostituire la crescita del Prodotto Interno Lordo (PIL) come principale indicatore di successo con un indice di benessere sociale ed ecologico integrato
Laura L.
Non condivido una regola economica che consente a chi gestisce attività pubbliche di assicurarsi lauti compensi, scaricare sulla collettività le perdite e, nello stesso tempo, mortificare gli imprenditori privati che operano nei settori sottoposti al suo controllo. È facile presentarsi come capaci imprenditori quando il rischio ricade sui contribuenti e il bilancio viene ripianato con denaro pubblico. Vorrei cambiare questa regola: chi amministra la cosa pubblica deve rispondere dei risultati, giustificare i compensi e garantire condizioni eque agli operatori economici. Chi controlla un settore non dovrebbe usare quel potere per favorire le attività che gestisce e penalizzare quelle altrui. La funzione sociale della proprietà non può diventare l’alibi per interventi iniqui. L’interesse pubblico si realizza producendo servizi, opportunità e valore per la comunità, con regole trasparenti e responsabilità effettive. Il principio che vorrei affermare è semplice: nessun privilegio economico senza responsabilità, nessun costo imposto alla collettività senza un beneficio pubblico dimostrabile.
Vincenzo C.
Bloccare l’import di autovetture cinesi di tutti i marchi che non si chinano a produrre in Europa con manodopera locale
Marco P.
Rivedrei il principio della tutela dei diritti acquisiti sulle pensioni in essere, cercando un meccanismo che consenta maggiore equità tra trattamenti maturati in epoche diverse. Ovviamente con applicazione graduale, e gestendo le inevitabili fragilità e circostanze personali critiche. E' grave infrangere il patto fra cittadino lavoratore è Stato, ma trovo ancora più prioritaria la ripartizione equa dei sacrifici fra le diverse generazioni.
Marco G.
Sistema economico significa regole e strutture che servono per il futuro. Pertanto agirei pensando al domani. Il domani sono anche i pochi giovani lavoratori che sono rimasti. E tra i pochi ci sono anche quelli che scappano all’estero per lavorare perché guadagnano di piú. Proposta: Fino a 60.000 euro di RAL e 36 anni di età, tassazione IRPEF massima del 5%, contributi inps tutti a carico azienda ma deducibili/detraibili dalle imposte, aumento del welfare aziendale esente così da consentire a questi lavoratori di vedersi pagata qualche bolletta in più. Qualcuno sa che se vuoi lavorare a Roma e hai anche la fortuna post laurea di entrare in una bella realtà aziendale, tolto affitto di 900 euro al mese, bollette gas e luce di 100 euro al mese (sono solo le spese con 100w di consumo mensile), il condominio di 35 euro mensile, 70 euro di parcheggio mensile e ormai 200 euro di benzina per andare a lavorare 1 mese prendendo auto SOLO 2 volte a settimana, il bello stipendio di 1500 euro NETTI per un brillante laureato assunto da 1 anno é praticamente finito? E quanto puó sopravvivere così il nostro promettente giovane lavoratore dopo tanti sacrifici di studio master etc che ha fatto e gli restano 200 euro in tasca ? É chiaro che a queste condizioni dove il conto lo possono fare tutti, i giovani non si sentono “creduti” per le capacità che hanno e vedono un disinteresse totale per il loro futuro e vanno via….dal proprio paese Servono politiche orientate ai giovani che sono loro che trainano i consumi e gli investimenti del domani … se gli lasciamo più soldi in tasca.
Gerardo R.
Vi abbiamo chiesto di immaginare il futuro. Ecco le vostre risposte
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